La fetalità inizia di notte, in ottobre, a letto.
Inizia che non riesci a dormire, ma non hai nemmeno una preoccupazione precisa, ti rigiri nel tuo bolo di pensieri, seguendo i quali è chiaro, ovvio, giusto, che non potrai mai addormentarti finché non installi gli aggiornamenti, finché non hai salvato quei file di Pancrazio, perché, lo sai benissimo, puoi dormire solo quando la lancetta è a metà, solo se sono le 01:11 o sennò dopo devi aspettare le 02:22, vorrai mica dormire così, a caso, con tutte le cose in sospeso, la cosa, l'altra cosa, tutti quei refusi in bella vista, e se poi qualcuno lo scopre che è tutto verde e tu invece avevi detto pistacchio, perché avevi detto proprio pistacchio, ti hanno sentito tutti, allora ascolta me, adesso per prima cosa devi alzarti e fare subito tutto il pistacchio che serve, cancellare ogni verde che non è pistacchio, o almeno camuffarlo da pistacchio, che non si veda, e speriamo che nessuno se ne accorge, perché come puoi dormire se non hai fassato la poletta, se non hai tolto i bugnoni, se non scarnocchi lo strallo, se non ti ricordi la password, dov'è Phnom Penh, dove gioca Pimpong, chi erano i Decabristi, Stradella, Acitrezza, Abacuc, abc fermo lì, vorresti fermarti, hai sonno, ma è tutta in discesa, hai sonno, hai sonnino, hai Sidney Sonnino, Magenta, Magento, ctrl alt canc, arresta, arresta, ti devi fermare, devi rivedere bene, con tutto quello che non è a posto, che cambia in continuazione e torna fuori posto, mentre tu fai altro, fai sempre altro tu, e lasci tutto a metà, e com'è che per quel lavoro lì Giobatta continua a chiederti a te, cazzo ne sai tu, ce l'avrà con te di sicuro, Giobatta del cazzo, voglia di far niente, un calcio in culo prossima volta, eh no, non puoi dormire, dai, sii onesto, come potresti, proprio tu, pensa solo al pistacchio, per dirne una. Stiamo ancora così, in standby, in background, in loop.
E' tutto velocissimo e stretto, angusto, vincolante. E' tutto compresso da un'energia impressionante che rimescola gli orbitali molecolari di neuroni semplici, educati, finora inoffensivi, e atomi di cazzate, pensieri di grafite si ibridano in un blocco di merda intaccabile e opprimente.
Ti stai per assopire, ma in realtà ti sembra solo di implodere, svaporare, svenire, probabilmente per sempre. Come essere risucchiato dal tuo dentro, sublimare col botto. Pluff. Addio. Allora ti svegli di colpo, ti siedi nel letto, guardi l'alone verde della luce di servizio, l'inizio del letto, i jeans sulla sedia, la felpa della tuta, un pezzo di armadio. E' tutto quello che riesci a distinguere e a chiamare per nome.
Respiri bene. Poi torni a sdraiarti. Pensi ma che, ma pensa te, dici Be'? Cazzo è? La butti un po' in vacca, la prendi sportiva. Che scherzi che ti fai tu, le risate con te eh, tu guarda, che cose, anche queste. Va ben, pensi. Ma invece riparti da capo, con gli autobus che scappano, le vie che non si trovano, i telefoni che suonano, i tempi giusti sbagliati, le cose che non riescono, la gente che vuole, le robe sulle altre robe del non volere, del non sapere cosa dire, del mena, del tira e del briga. Ti risiedi, ti respiri ancora. Ti rimetti giù. Poi su. La quarta volta quella di svenire per sempre ti sembra l'idea meno stronza di tutta la nottata, una soluzione accettabile, un armistizio con te stesso che non sai se fidarti, ma ti tocca.
La tregua regge diversi giorni. Poi la rompi col primo pretesto.