domenica, 08 novembre 2009
E' un periodo al lavoro che le cose vanno a rovescio.
Io arrivo, gli altri partono. Io parto, gli altri tornano. Siam messi male dico io, a loro adesso gli par meglio. Io son preoccupato, loro son sereni. Son triste, son contenti. Son preoccupato, vanno in ferie. Chiamo, non rispondono. Rispondo, che non mi han neanche chiamato. Son preoccupato, e l'hai già detto, mi dicono.
Perché prima non rispondono, poi quando rispondono, rispondono male. Scocciati anche, che li ho infastiditi con la mia preoccupazione, che li ho messi di malumore, che c'ho il pessimismo disfattista e non sono mai contento, mai di niente. Mi fanno il contratto indeterminato, che non l'ho neanche chiesto, e anzi guarda, a esser sinceri, io ultimamente sto anche pensando di andare via.

Ditemi voi allora, perché forse sono io che mi piace fare il bastian contrario. Che la vita qua, mi pare che l'ultimo svincolo sono entrato contromano. Che ci capiamo poco, negli ultimi tempi.
Però, scusa eh vita, però a questo punto te lo devo dire, ma anche tu, sei un po' infantile, vita, permettimi: cioè quando io voglio una cosa tu non me la dai e quando non la voglio più me la regali: dico: ti sembra normale, ti sembra un atteggiamento maturo, un comportamento adulto?
No, rispondi, rispondi. Sentiamo.
Come? Io la volevo quando non si poteva e adesso che si può non la voglio più?
Ah! Ah sì, ribalta la frittata adesso, brava, bel ragionamento, brava proprio. Furba. Voglio proprio vedere dove ti porta tutta questa furbizia.
Adesso viene fuori che sono io, alla fine.

Vabbe', facciamo che ci diamo fino, non so, a maggio? e poi decidiamo. Ok?
Però tenetemi in riga voi, che io lo so come sono fatto, posso andare avanti così fino al 2030, coll'andiamo avanti ancora un po' e poi vediamo.
postato da zoca § 19:37 § commenti (10)
per la serie: il nostro comune amico zoca
giovedì, 22 ottobre 2009
murakami haruki - l'arte di correreHo finito di leggere L'arte di correre di Murakami Haruki.
Non è un romanzo. è una specie di saggio autobiografico sul suo rapporto con lo sport, su come ha iniziato a correre, sulla sua mania, più che passione, per la maratona, le lunghe distanze, l'estremo (l'ultramaratona da 100 km: bisogna essere scemi, scusa Murakami, ma anche tu, poi dopo stai male, grazie tante).
Murakami è una bestia strana. Non lo diresti che l'autore di Norwegian wood è lo stesso di Dance dance dance, per esempio. E invece è sempre lui. Almeno. Io non l'avrei detto. Adesso ho preso Kafka sulla spiaggia, mi hanno detto che è molto bello.
Me l'ha detto il mio libraio di fiducia. Non lo so. L'ultima volta mi ha tirato fuori una ciofeca che può baciarsi i gomiti di essere ancora il mio libraio, altro che fiducia. Comunque.
Tornando all'arte di correre. Murakami è molto pulito quando racconta, è ordinato, di quell'ordine non povero o artificioso, di quell'altro ordine, quello che è facile scambiare per semplicità e che trasmette un senso di sobrietà e onestà nipponiche. Il libro non dice niente di particolare, nulla che credo di ricordare da qui a un paio di mesi. Però mi ha colpito questa cosa, l'unica "cosa" forse che questo libro affronta, cioè la testimonianza della disciplina che Murakami ha saputo imporsi, a 30 anni, la capacità di sopportazione, di dare un ordine a se stesso, di darsi ordini anche, e poi di eseguirli, con rigore, con costanza, al motto di pain is inevitable, suffering is optional. Un'autodisciplina quasi religiosa, importante, formativa.
Ecco, questa cosa a me manca proprio. A livello mentale come corporale. Sono sempre stato buono nello scatto, ma non reggo alla distanza. Ho tanti entusiasmi, scarso impegno. Così anche adesso, questo saltare da una cosa all'altra, non sapermi regimentare, trovarmi sempre scuse, mi chiedo se non sia questa la causa di quello che non va. The fear of not being able to cope. L'inglese ha dei verbi bellissimi, l'ho già detto lo so. To cope è uno di questi. La paura di misurarsi, di perdere il controllo, di fallire, di non essere all'altezza di quello che io mi aspetto da me. Con gli altri puoi barare, e io credo di non farlo, o rimetterti alla loro comprensione, e io faccio questo, se non corrispondi alle loro attese. Ma se quello che temi è di non corrispondere alle tue, puoi solo stare fermo.
postato da zoca § 23:40 § commenti (23)
per la serie: prove tecniche di trasmissione, fetality
martedì, 12 maggio 2009
Siamo al capolinea.
Più avanti non si va. Indietro non c'ho voglia.
Bisogna assolutamente pensare.
Bisogna pensare bene.
Bisogna pensare tanto.
Pensare le cose già pensate e pensare a quelle nuove da pensare.
Pensare cosa fare.
Pensare con chi fare.
Pensare dove andare.
Pensare fare il biglietto se serve.
Decreto maggio il mese del pensare ( foto ufficiale dell'iniziativa).

Pensare è gratis.
Pensare è fatica lo stesso.
Pensare queste cose poi mi è un grande dolore.
La prima cosa che penso oggi, primo giorno del mese del pensare, infatti è: mi dispiace davvero tanto.
postato da zoca § 20:43 § commenti (24)
per la serie: il mese del pensare
mercoledì, 22 aprile 2009

Ho fatto due ore di coda in ospedale (bigliettino n° 805) per consegnare l'impegnativa e pagare il ticket delle analisi, alla fine la sportellista non riusciva a leggere la scrittura del medico, mi manda di sotto dalla dr.ssa Ciccia Prugna, che mi manda dal dr. Nane Bistecca, che si consulta con il luminare Aristobulo de' Fuffis. Alla fine le analisi non le ho fatte e sono tornato a casa.

Credo di non essere mai stato così incazzato in vita in mia.

Due ore buttate nel cesso perché il mio medico non è capace di copiare e scrivere in modo leggibile quanto ha scritto un altro medico. Ma scrivi in STAMPATELLO brutto mona!

A parte che secondo me non aveva decifrato neanche lui la carta dell'altro medico, ma si vergognava di ammettere che non sapeva cos'è una Tra¤adðkßþÐatœtasi endovenosa sorella.

Cazzo di vezzo che hanno i medici di scrivere supercazzole. Bravi, bravissimi, che sapete le parole che noi no. Tanto di cappello proprio. E' proprio utile questo vostro sapere. 

Fossi imperatore del mondo per questa gente ci sarebbe la pena capitale, condanna eseguita in piazza con ripetuti clisteri di acqua e sapone. E spero ne servano molti prima che sopraggiunga la morte.

Fossi imperatore del mondo, oggi ci sarebbe una grossa sfoltita nella popolazione.

postato da zoca § 11:22 § commenti (33)
per la serie: this is totally going in my blog
martedì, 24 marzo 2009

La fetalità inizia di notte, in ottobre, a letto.
Inizia che non riesci a dormire, ma non hai nemmeno una preoccupazione precisa, ti rigiri nel tuo bolo di pensieri, seguendo i quali è chiaro, ovvio, giusto, che non potrai mai addormentarti finché non installi gli aggiornamenti, finché non hai salvato quei file di Pancrazio, perché, lo sai benissimo, puoi dormire solo quando la lancetta è a metà, solo se sono le 01:11 o sennò dopo devi aspettare le 02:22, vorrai mica dormire così, a caso, con tutte le cose in sospeso, la cosa, l'altra cosa, tutti quei refusi in bella vista, e se poi qualcuno lo scopre che è tutto verde e tu invece avevi detto pistacchio, perché avevi detto proprio pistacchio, ti hanno sentito tutti, allora ascolta me, adesso per prima cosa devi alzarti e fare subito tutto il pistacchio che serve, cancellare ogni verde che non è pistacchio, o almeno camuffarlo da pistacchio, che non si veda, e speriamo che nessuno se ne accorge, perché come puoi dormire se non hai fassato la poletta, se non hai tolto i bugnoni, se non scarnocchi lo strallo, se non ti ricordi la password, dov'è Phnom Penh, dove gioca Pimpong, chi erano i Decabristi, Stradella, Acitrezza, Abacuc, abc fermo lì, vorresti fermarti, hai sonno, ma è tutta in discesa, hai sonno, hai sonnino, hai Sidney Sonnino, Magenta, Magento, ctrl alt canc, arresta, arresta, ti devi fermare, devi rivedere bene, con tutto quello che non è a posto, che cambia in continuazione e torna fuori posto, mentre tu fai altro, fai sempre altro tu, e lasci tutto a metà, e com'è che per quel lavoro lì Giobatta continua a chiederti a te, cazzo ne sai tu, ce l'avrà con te di sicuro, Giobatta del cazzo, voglia di far niente, un calcio in culo prossima volta, eh no, non puoi dormire, dai, sii onesto, come potresti, proprio tu, pensa solo al pistacchio, per dirne una. Stiamo ancora così, in standby, in background, in loop.

E' tutto velocissimo e stretto, angusto, vincolante. E' tutto compresso da un'energia impressionante che rimescola gli orbitali molecolari di neuroni semplici, educati, finora inoffensivi, e atomi di cazzate, pensieri di grafite si ibridano in un blocco di merda intaccabile e opprimente.
Ti stai per assopire, ma in realtà ti sembra solo di implodere, svaporare, svenire, probabilmente per sempre. Come essere risucchiato dal tuo dentro, sublimare col botto. Pluff. Addio. Allora ti svegli di colpo, ti siedi nel letto, guardi l'alone verde della luce di servizio, l'inizio del letto, i jeans sulla sedia, la felpa della tuta, un pezzo di armadio. E' tutto quello che riesci a distinguere e a chiamare per nome.
Respiri bene. Poi torni a sdraiarti. Pensi ma che, ma pensa te, dici Be'? Cazzo è? La butti un po' in vacca, la prendi sportiva. Che scherzi che ti fai tu, le risate con te eh, tu guarda, che cose, anche queste. Va ben, pensi. Ma invece riparti da capo, con gli autobus che scappano, le vie che non si trovano, i telefoni che suonano, i tempi giusti sbagliati, le cose che non riescono, la gente che vuole, le robe sulle altre robe del non volere, del non sapere cosa dire, del mena, del tira e del briga. Ti risiedi, ti respiri ancora. Ti rimetti giù. Poi su. La quarta volta quella di svenire per sempre ti sembra l'idea meno stronza di tutta la nottata, una soluzione accettabile, un armistizio con te stesso che non sai se fidarti, ma ti tocca.
La tregua regge diversi giorni. Poi la rompi col primo pretesto.

postato da zoca § 21:23 § commenti (17)
per la serie: fetality
giovedì, 19 marzo 2009
The Pains of Being Pure at HeartUn gruppo ggiovane e sbarazzino che ho appena scoperto: The Pains of Being Pure at Heart. From NY, un album omonimo proprio sfizioso, con un suono sporco e un riuscito effetto vintage. E nel vintage io ci sguazzo.
Carucci i brani The tenure itch, Come Saturday, This love is fucking right. E anche Gentle sons  [ assaggini su lastfm ]. Un disco breve breve, una mezzoretta, dai toni e dai testi molto adolescenziali, con un po' di elettrico ma di base sempre melodico e con le chitarrine di cui sono ghiotto.
Il mio disco da autoradio di Marzo.
Non lo consiglio in particolare a nessuno, anzi secondo me a voi non piace. Mi era venuto in mente che poteva essere un suggerimento solo per la , però poi ho visto su lastfm che li conosce già. Coma non lo conto neanche perché figurati, se tutto va bene li avrà scoperti lui dieci anni fa, quando il cantante era ancora alle medie e cantava solo girando per Manhattan col Ciao. Quindi niente. Oh comunque, Coma, da te ho scoperto The National e quella sì che è stata veramente una bella dritta. Se ne hai altre così, non tenertele dentro.
Bene, la prima puntata della rubrica musicale finisce così, con queste comunicazioni di servizio.
postato da zoca § 22:37 § commenti (3)
per la serie: chitarrine
martedì, 17 marzo 2009
Sono qui.
Inutile stare a sofisticare sui perché.
Capace che domani cambio idea.
Vedremo con la fetalità come va.
Poi vi parlerò della mia fetalità, cos'è, da dove viene, quanto fa con un litro.
Forse.
Magari sarebbe meglio di no.
Sono molto difficile in questo periodo. Non posso dire una cosa che poi è quella. Sicuro che cambio idea. Duro poco. Insomma, non mi fiderei mica tanto io, di me, fossi in voi. Stasera per dire ero partito anche bene, poi dopo il titolo mi sono arenato.

Mi sa che ho fatto una stronzata a riaprire.
Ma no, perché?
Ma perché sì.
Dai che andiamo a vedere le foto nuove di laclauz, quelle coi prati, prendi un po' d'aria ti fa solo che bene.
Vabbé, però torniamo presto.
Ok.
Sono anche vestito sbagliato.
Ma tanto andiamo anonimi, cazzo ti frega.
postato da zoca § 22:08 § commenti (15)
per la serie: prove tecniche di trasmissione